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mercoledì 10 dicembre 2014

Formazione. Il momento d’oro delle comunità di apprendimento professionale

Sono sempre più diffuse le comunità, spesso on line,  in cui professionisti condividono competenze e conoscenze per trarne vantaggi reciproci



Nella storia sono numerosi gli esempi di associazioni nate per sviluppare e tramandare conoscenze specifiche: le corporazioni artigiane, i circoli letterari, le correnti filosofiche, o artistiche, sono state le antenate delle nostre moderne comunità di apprendimento professionale e hanno avuto il merito di rendere disponibile lo scambio e il confronto tra persone con aspirazioni comuni, in epoche in cui l’istruzione non era molto diffusa.
Oggi le comunità di apprendimento professionale (PLC – professional learning communities) sono proprio questo: luoghi privilegiati che hanno la funzione di offrire una nuova dimensione di sviluppo professionale, un punto d’incontro tra professionisti su temi comuni e spesso con il supporto della tecnologia digitale, grazie a strumenti come il webinar o la videoconferenza estesa.
Le PLC sono un oggetto di studio di cui ci stiamo occupando da anni nell’azienda che dirigo: Teleskill. Ma per funzionare bene le PLC non possono più essere solo un luogo di conoscenze condivise, ma devono assolvere anche ad altre funzioni, più simili a quelle delle comunità di pratica dell’e-learning 2.0:
  • essere realizzate intorno alle necessità e ai desideri dei membri;
  • permettere ai partecipanti di gestire in modo autonomo il loro ruolo e il contributo offerto alla PLC;
  • offrire una reale opportunità di arricchire e approfondire la materia;
  • sviluppare l’apprendimento collaborativo tra i membri della PLC
  • creare un clima protetto per esprimersi, in cui si ha la libertà di commettere errori o inesattezze e che diventa esclusivamente un processo interno al gruppo;
  • crescere, decrescere, modificarsi in base al naturale ciclo di vita della comunità.
  • dotare gli attori della comunità di strumenti software comprensibili per comunicare la loro esperienza per agevolare la voglia di esplicitare le proprie personali competenze tacite a supporto della PLC (forum, videoconferenza, etc.)
Infatti, le comunità di apprendimento professionale possono assumere varie connotazioni in base a come si sviluppano; possono assomigliare a una tribù che sopravvive attraverso l’apprendimento, a una banda di artisti alla ricerca di nuove forme di espressione, a un gruppo d’ingegneri che lavorano su problemi simili, a una cricca di alunni che vogliono contestare la scuola, a una rete di chirurghi nata per esplorare nuove tecniche… la configurazione non è importante purché sia favorevole all’obiettivo da raggiungere.
Inoltre le PLC possono avere molte differenti vocazioni:
  • si potranno avere gruppi in cui insegnanti e studenti lavorano insieme, su una base orizzontale, per valutare la comprensione, imparare, e costruire nuove conoscenze;
  • si possono istituire PLC formate da insegnanti e web designer o social media manager, ad esempio, per identificare e mettere in pratica nuovi approcci didattici che sviluppino l'apprendimento con linguaggi più familiari agli studenti;
  • in una PLC educatori e genitori potrebbero lavorare insieme per costruire e sostenere un programma scolastico attento e di successo;
  • in un quartiere professionisti e cittadini potrebbero collaborare per sviluppare i progetti, le politiche e le procedure che riflettono gli interessi del territorio;
  • a livello globale, i formatori potrebbero lavorare insieme in tutto il mondo per imparare l'uno dall'altro su piattaforme che trascendano confini e distanze.
Nelle PLC tutti vivono di connessioni tra interessi, richieste e idee. Sia che si lavori insieme side-by-side su base giornaliera o che ci s’incontri on line non è il luogo a definire la comunità, ma ciò che essa produce.

Il ciclo di vita di una PLC comprende sei fasi: costruzione, comprensione, l'acquisizione di competenze, la risoluzione dei problemi, la diffusione di nuove conoscenze e la creazione di prodotti originali. Alla fine del ciclo di vita, i membri devono riorganizzarsi e tornare a un nuovo lavoro o sciogliersi, dopo aver completato i loro obiettivi.
L'eredità di un PLC di successo dovrebbe essere dimostrabile è condivisibile con la società intera. Proprio come, un tempo, artisti, artigiani, e i loro apprendisti si sono riuniti per migliorare la loro arte, fornendo un contributo alla società che è ancora apprezzato nei musei di tutto il mondo, così le PLC dovrebbero cercare di ottenere effetti analoghi a lunga durata.
È questo il vero vantaggio di tutta la tecnologia di cui disponiamo.  Non serve solo a essere connessi, ma a costruire conoscenza e sviluppo per tutti.

lunedì 1 dicembre 2014

5 motivi per cui l’e-learning cambierà profondamente il metodo formativo


L'istruzione e la formazione sono fondamentali per sviluppare il progresso in tutti i settori della conoscenza. Purtroppo per molti, l'accesso all'istruzione non è sempre facile. Ci sono tante teorie su come l’istruzione possa essere migliorata, ma la possibilità di trasmettere e diffondere la conoscenza è uno dei passi più semplici, e al contempo più complessi, che possiamo progettare per migliorare gli standard di formazione globale. In questo articolo presento le mie riflessioni sul tema.

1. Le esigenze della formazione cambiano rapidamente
In tutti i Paesi occidentali si compiono ricerche e sondaggi per monitorare il gradimento della formazione scolastica e accademica. L’impressione è che spesso il sistema sia carente, vecchio e inefficace. Anche in Italia si ha la sensazione che le scuole non funzionino, che i programmi vadano rivisti, che la riforma del sistema scolastico sia irrinunciabile. È un dato di fatto che, aldilà di problematiche strutturali del settore scolastico, grazie alla tecnologia e al web gli scenari e le esigenze delle persone cambiano più velocemente e le istituzioni scolastiche faticano a stare al passo con i tempi.

2. L’istruzione ha bisogno di più tecnologia
Come detto prima, la quantità di persone non soddisfatte del sistema educativo nazionale implica la necessità di un cambiamento. L'era digitale ha superato il tradizionale paradigma “lezione e libro di testo” e oggi gli studenti si aspettano molto di più che l’apprendimento su un libro, e questo grazie alla quantità di informazioni facilmente reperibili su internet e attraverso i dispositivi mobili. Alessandro Baricco, nel suo saggio “I barbari” configura i nativi digitali come una generazione totalmente nuova, basata sulla possibilità di saltare tra i contenuti in modo orizzontale, in contrapposizione al modello verticale e nozionistico ereditato dalla rivoluzione post industriale.
È ovvio, soprattutto per chi  come noi in Teleskill progetta e realizza e-learning da tanti anni, che portare tecnologia e formazione 2.0 in classe non significa dotare gli studenti di un tablet. La formazione social, l’e-learning 2.0, è un progetto integrato di contenuti coinvolgenti e di superamento del tradizionale schema “docente – discente” e perfino dell’orario scolastico. Oggi si può seguire una lezione anche la notte, comodamente dal proprio smartphone, se lo si desidera.

3. Agevolare l’accesso all'istruzione
L'accesso all'istruzione è uno dei più grandi ostacoli che il mondo affronta in questo momento. Anche nei paesi sviluppati, molte persone stanno lottando per guadagnare borse di studio, o lavorano duramente per pagare per la loro formazione universitaria e post-universitaria. In tal senso, progetti come i MOOC (Massive On Line Open Course) stanno dando un prezioso contributo, ma la strada da compiere è ancora molta. È ormai opinione condivisa che un corso FAD (formazione a distanza) ha il vantaggio di poter essere seguito dagli studenti senza faticosi spostamenti fisici e costose iscrizioni e tasse universitarie. E, se realizzato bene, può a volte superare gli obiettivi di formazione di un corso tradizionale. Chiaramente contenuti e interattività, comunità di pratica e library organizzate, centralità dello studente e linguaggio social sono fondamentali in questo tipo di progetti. Ma i vantaggi sono notevoli: gli studenti riconoscono subito i corsi che li rendono protagonisti attivi e che li spingono al massimo della loro esperienza formativa.

4. Flessibilità dell’e-learning
L’e-learning è diventato sempre più popolare, facendo diminuire drasticamente ogni connotazione negativa di apprendimento a distanza. Merito delle iniziative di Università importanti come  il MIT di Boston e la UC di Berkeley che offrono un ottimo catalogo di corsi online gratis. Ma quello che rende interessante l’e-learning e la possibilità, grazie ad esempio a Teleskill LMS, di aggiornare con semplicità i contenuti che così sono sempre i migliori disponibili. Inoltre oggi è possibile arricchire l’offerta con pillole formative, video, videoconferenze, gamification, insomma una grande varietà di strumenti che adattano il corso ai diversi target di studenti. Il tutto, senza dimenticare l’importanza dell’apprendimento collaborativo: l’e-learning diventa più flessibile e coinvolgente grazie all’integrazione di strumenti di apprendimento tradizionali (lezioni audio/video dei docenti) con nuovi strumenti di tipo collaborativo quali classi virtuali sincrone, comunità di pratica, dando la possibilità agli studenti di beneficiare dell'esperienza dei loro coetanei e diventare protagonisti dell’apprendimento, grazie a un modo più efficace e social d acquisire e conservare le nozioni. La sfida è incentivare i discenti a sentirsi parte attiva di una comunità, anche attraverso strumenti semplici, immediati e che replichino telematicamente piattaforme che utilizzano quotidianamente per fare altro.

5. Istituzioni ed e-learning
È chiaro che c’è molta resistenza da parte di istituzioni verticalizzate ad accogliere le prospettive offerte dal web e dalla formazione on line. Eppure il cambiamento appare difficilmente evitabile. Già adeso esistono alcune grandi piattaforme come la Open Universities Australia, un consorzio di 13 scuole con un mix di corsi di laurea e post-laurea, tutti a distanza.

Occorre condividere a tutti i livelli le prospettive offerte dall’e-learning. Ad esempio, docenti e scuole possono ottenere grazie al web una platea più ampia per i loro corsi; i potenziali studenti possono fruire dell’offerta formativa più facilmente e non ha importanza se si trovino in Italia o in qualunque altra parte del mondo; e ancora i docenti potranno e possono offrire i contenuti formativi proprio lì dove ce n’è bisogno, si pensi ad esempio, a informazioni mediche e scientifiche disponibili on line dedicate a popolazioni alluvionate o colpite da epidemie. La formazione e l’informazione può raggiungere così persone impossibilitate a muoversi a causa dell’impraticabilità delle strade o per altre differenti cause.

mercoledì 29 ottobre 2014

MOOC. Un’istruzione accessibile tra ostacoli e opportunità.


I MOOC nascono da un principio di grande democratizzazione del sapere che ha appassionato e coinvolto migliaia di persone. Non tutti però li apprezzano. Cerchiamo di capire perché.



Massivo, aperto, online e gratis. Tutto questo è riassunto nella sigla MOOC (Massive Open Online Courses), i corsi che sono nati qualche tempo fa con l’intenzione di offrire un’istruzione di livello superiore anche a chi non poteva permetterselo, perché troppo distante dagli atenei o per ragioni economiche.
Con i MOOC l’impossibile diventa realtà. Si potrebbe, ad esempio conseguire una laurea a Harvard o a Stanford, a costo zero e senza mai muoversi da casa (o dall’ufficio).
Un’idea di grande democratizzazione del sapere che ha appassionato e coinvolto migliaia di persone tanto, da aver fatto decretare dal prestigioso New York Times il 2012 come “anno del MOOC”.
“Accesso libero e aperto alla conoscenza sono i pilastri ideologici di questi corsi – ha detto Stephen Downes, programmatore e guru della formazione online – insieme all’opportunità di imparare con metodo e organizzazione, in un luogo, il web, sovraffollato d’informazioni caotiche e imprecise”.
La storia dei MOOC inizia, come tante innovazioni digitali, nella Silicon Valley. Presso la Stanford University, un centro di eccellenza internazionale. In quelle aule Sebastian Thrun crea con due colleghi Udacity, una piattaforma di corsi online gratuiti e lanciandola sul suo blog con questa suggestivo post: "La nostra missione è di fornire istruzione superiore al mondo in modo accessibile, attraente ed efficace. Noi crediamo che l'istruzione superiore è un diritto umano fondamentale”.
In Udacity è stato possibile imparare, gratuitamente e a distanza, programmazione, Fisica, Intelligenza Artificiale e Robotica. In un anno, più di 150.000 studenti si sono iscritti ai corsi. In seguito, il MIT e Harvard EDX crearono un'altra piattaforma di corsi gratuiti on-e presto le seguirono anche Berkeley e Georgetown. Oggi la più ampia piattaforma chiamata Coursera, con sede a Mountain View, conta più di due milioni di studenti e questo la rende più grande università del mondo. Tra i suoi azionisti conta la Banca mondiale e la Fondazione Carlos Slim.
Fanno parte del network le università Pennsylvania, Michigan, Stanford, l'Ecole Polytechnique, Technische Universität München, Hong Kong e Tokyo e tutte mettono a disposizione autorevoli docenti universitari.  La Sapienza di Roma, finora, è l’unica università italiana del network che comprende 62 istituzioni.
L’esplosione dei MOOC, come dicevo, è avvenuta nel 2012. Ma dopo, qualcosa è cambiato e la crescita dei MOOC si è progressivamente arrestata. Quello che, gli esperti, ma anche tantissimi studenti, trovano di poco attrattivo nei MOOC è una serie di cause: la mancata assegnazione di crediti universitari, la durata lunga dei percorsi formativi e l’applicazione di modelli didattici come quello del «flipped learning» («insegnamento capovolto»), in cui si mixano momenti di relazione via webchat, con il docente, o con contenuti video da lui proposti, ad altri di discussione e verifica con i colleghi: dinamiche però rese difficili dal numero di partecipanti ai corsi e dal fatto che questi abbiano, come può accadere,  obiettivi e motivazioni differenti. È forse anche per questo che si sono registrati altissimi tassi di abbandono, con una media di solo 10% di studenti che terminano il percorso MOOC.
E a questo si aggiunge il mancato obiettivo della democratizzazione e diffusione verso il basso (ceti meno abbienti, studenti dei paesi emergenti, ecc). Alcune ricerche hanno dimostrato che gli iscritti ai MOOC sono studenti di elevata classe sociale con una formazione già elevata. Un sondaggio condotto dalla University of Pennsylvania ha scoperto che oltre l'80% degli iscritti ai MOOC aveva già una qualifica superiore.
Tutto questo è comprensibile, sono dinamiche che in Teleskill studiamo e conosciamo bene: è chiaro che, soprattutto all’inizio, ogni nuova tecnologia digitale viene utilizzata da persone con grande abilità telematica, quelli che in gergo si chiamano early adopters; inoltre è innegabile che i MOOC hanno bisogno di grande fruibilità del web, di connessione ottima, circostanze ancora lontane da essere raggiunte in alcuni  Paesi dell’Africa o dell’America Latina.
Continuano inoltre le perplessità riguardo alle certificazioni dei percorsi, soprattutto in Europa. Gli Stati Uniti hanno più strumenti per certificare i loro MOOC, ma da noi c’è ancora molta difficoltà in tal senso. Tuttavia anche i critici più feroci dei MOOC non si aspettano di veder sparire dai tools di apprendimento questo formidabile strumento. Alcuni dei visionari che hanno creato il primo MOOC stanno già lavorando su un modello chiamato “connettivista ibrido”che tenti di sfruttare la connessione tra gli studenti molto più del contenuto stesso che può insegnare un docente.
Di recente è partita anche un’iniziativa paneuropea portata avanti grazie alla collaborazione di 11 diversi partner e al sostegno della Commissione. Diretta dall’EADTU, coinvolge molti paesi, compresa l’Italia, e prevalentemente le università aperte, tra cui l’ITIU (Università telematica internazionale UNINETTUNO).
Ma forse il futuro e portare i MOOC anche fuori dai contesti accademici e universitari. Una recente indagine dell’istituto Future Workplace suggerisce che il 70% dei responsabili della formazione aziendale ha intenzione di integrare i MOOC nei propri programmi di formazione, indicando anche alcune raccomandazioni applicative:
  1. contenuti ad hoc e meno accademici;
  2. corsi più brevi;
  3. contenuti più vicini ai temi che riguardano lo sviluppo della leadership;
  4. elementi di gamification.
Sono tutti elementi che in Teleskill abbiamo già analizzato e che fanno parte, tra altri non citati in questo articolo, di quello che noi chiamiamo e-learning 2.0.
Alcuni dati interessanti sui MOOC provengono da un’indagine condotta a livello mondiale da CorpU. Lo studio indica che il 69% di professionisti dell’area formazione e sviluppo organizzativo vede nei MOOC la risposta alle esigenze di formazione aziendale su larga scala. Sono tutti segnali che confermano che i MOOC meritano attenzione, tanto più in un contesto, come quello attuale, in cui una sempre più ampia parte dei budget viene speso per le attività online.
I MOOC, infatti, possono offrire alle aziende il beneficio di essere scalabili e raggiungere ampi numeri di persone, contenendo i costi, il che potrebbe essere particolarmente apprezzato date le condizioni di contrazione dei budget che interessano tante imprese.